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Il Teatro Lirico ospita l’orchestra d’archi del conservatorio di Milano

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Magenta 22 marzo – Il concerto in calendario sabato 28 marzo alle 21 è tra quelli che meglio esprimono i tratti distintivi della stagione 2015: dare spazio ai giovani, avere spesso direttori ospiti, collaborare con altre formazioni musicali. Protagonista di questo quarto appuntamento di stagione sarà l’Orchestra d’Archi del Conservatorio di Milano guidata da Beatrice Venezi e composta dai migliori allievi del Conservatorio periodicamente chiamati a partecipare all’attività dell’orchestra in occasioni di grande visibilità contribuendo ad accrescere il loro bagaglio di esperienze professionali.

Beatrice Venezi svolge la propria attività di direttore d'orchestra sia in Italia che all'estero collaborando con orchestre nazionali ed internazionali ed è specializzata nel repertorio contemporaneo eseguendo prime assolute di compositori italiani, sia in qualità di pianista che di direttore d'orchestra.

“E’ la prima volta che ospitiamo questa formazione, che avrà anche l’opportunità di suonare nell’ambito delle iniziative culturali dell’imminente esposizione universale Expo 2015”, dice il presidente di Totem Antonella Piras. “Ci riempie di soddisfazione riuscire a creare occasioni in cui tanti giovani che lavorano con impegno per coltivare il loro talento possano esprimersi e, magari, costruire un percorso che diventi anche la loro professione. L’Italia dovrebbe imparare a valorizzare meglio e di più l’arte e la cultura che sa esprimere e di cui spesso è poco consapevole”.

La direzione musicale Totem ha scelto per questa serata musiche di Richard Strauss e Bela Bartok, autori “classici” del Novecento. Del compositore tedesco vengono eseguiti il sestetto da Capriccio, che è l’ultima opera scritta dal musicista, su cui lavorò a lungo negli ultimi anni, e le Metamorfosi, studio per 23 archi solisti scritto da Strauss nel 1945 sull’impeto dell’emozione provocata dalla vista della Staatsoper di Vienna ridotta dalle bombe alleate ad un cumulo di macerie. Nella responsabilità di questa perdita irreparabile, Strauss accomuna vincitori e vinti: “E’ possibile considerare finito il periodo più orrendo dell'umanità, un dominio della bestialità, dell'ignoranza e dell'odio verso la cultura, monumenti e opere d'arte sono stati distrutti da una soldataglia delinquenziale”. Il pezzo è uno dei capolavori più alti, desolati e anche enigmatici che mai siano stati concepiti in musica.

Di Bartok, autore ungherese fortemente originale la cui modernità venne compresa solo nella seconda metà del Novecento, viene proposta la Musica per archi, percussione e celesta, composta nel 1936 su commissione dell’Orchestra da camera di Basilea. Questa musica fu ripresa dal regista Stanley Kubrick in alcune delle scene salienti del film cult “Shining” proprio per la capacità di evocare un senso di sospensione, smarrimento e estraniazione.

Mercoledì 25 marzo alle 21 alla Villa Naj Oleari di Magenta (via Novara 2) serata di preparazione all’ascolto, relatore Beatrice Venezi.

Concerto spettacolo con “Histoire Du Soldat”

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2 aprile 2015 - L'associazione culturale Totem la Tribù delle Arti propone fuori abbonamento il 18 aprile al Teatro Lirico ore 21, il concerto spettacolo "Histoire du soldat" inserito nel cartellone degli eventi della rassegna "Magenta Cultura 2015" con una duplice motivazione: inserirsi nel filo conduttore del tema di quest'anno, “La Parola”, e nella celebrazione del centenario della Prima Guerra Mondiale, concretizzatosi nel progetto curato dalla Pro Loco Magenta "Da Casa Giacobbe a Vittorio Veneto", cui Amministrazione Comunale e Totem partecipano come partner.

La produzione originale, di e con Luca Micheletti, diretta dal maestro Angelo Bolciaghi, viene presentata al Teatro Lirico in assoluta prima per poi essere portata nei maggiori teatri italiani.

La direzione artistica Totem ha deciso di offrire la possibilità di acquistare il biglietto a prezzo ridotto (8 euro) agli abbonati alla Stagione Musicale 2015, ai soci Pro Loco e agli iscritti all’Università del Magentino.

Creata con l’encomiabile volontà di dare vita ad un’utopia – quella del teatro musicale itinerante destinato alle classi incolte – Stravinskij e Ramuz nel 1918 compongono e mettono in scena l’Histoire du soldat, riunendo un’eterogenea compagine formata da musicisti, attori e danzatori che avrebbe dovuto improvvisare un’avventurosa tournée per le province svizzere dell’immediato primo dopoguerra. Il destino dell’opera fu però differente: dopo il difficile inizio, l’Histoire fu salutata subito come un gioiello destinato a fare scuola, uno dei più innovativi e riusciti tentativi di dare vita alla chimera dell’opera d’arte totale in una raffinata versione “folk”. Attraverso l’alternarsi di scene recitate, narrate, danzate e parti esclusivamente musicali, una sorta di eclettico caravanserraglio racconta l’antico scontro tra il bene e il male, il mito intramontabile dell’incontro con il Diavolo e della compravendita dell’anima (qui simboleggiata dal celebre violino) tradotto in una fiaba popolare, vivace ed emozionante.

Stravinskij scrive una musica vibrante, difficile e facile allo stesso tempo: una musica non descrittiva, ma evocativa, fatta di marce militari, di citazioni barocche (Bach su tutti per il Grande corale in cui si svela la morale della storia), di ritmi cangianti e “sghembi” su cui ballare i difficili passi dell’esistenza.
Il violino è l’anima; le percussioni sono il diavolo; il contrabbasso, forse, lo scorrere del tempo... L’orchestra dialoga con l’attore, dando voce (musicale) ai personaggi assenti e realizzando il sogno dell’opera d’arte totale in una raffinatissima versione “da camera”.

La versione di Luca Micheletti, insieme ai sette solisti del CamerOperEnsemble diretto da Angelo Bolciaghi, restituisce con istrionismo e misura la limpidezza e la magia della storia, rintracciandone il fascino recondito tra i dolenti chiaroscuri della solenne morale di fondo: «Non è consentito avere tutto. La felicità è una».

Come opera ‘teatrale’ è stata molto semplificata, essendo stata agita con un’unica voce che costringe l’impatto drammatico a valenze affabulatorie da recital. Lavorando sui materiali editoriali d’epoca, sul carteggio tra il musicista e lo scrittore, sulle diverse edizioni della partitura, sugli appunti della prima regia, approvata e voluta da Stravinskij, sui bozzetti dei costumi, sulle scenografie e le coreografie d’allora, il direttore, il regista, i traduttori e adattatori hanno inteso restituire la forza integrale dell’opera, rivissuta nel suo significato universale che, come tale, riesce a contenere anche le inquietudini contemporanee.

In appendice una riduzione della Histoire du Soldat di Pasolini che concluderà lo spettacolo, dopo Stravinsky. Un post-scriptum che frequenta, con una sensibilità sociale tutta italiana, il tema del Bene e del Male, «della purezza sorgiva degli umili della malizia dei potenti, con suggestivi richiami al linguaggio evangelico e mitologico (la Musica, come voce di un’innocenza perduta, prima espressione di poesia dell’anima, precedente la parola, ben presto divenuta strumento oscuro di oppressione), e con sferzanti giudizi sul consumismo, legato al potere mediatico della televisione».

CONTESTO STORICO
Il 1918, alla fine della Grande Guerra, non era certo un anno in cui poter pensare a costose messe in scena. Anche per questo motivo Igor Stravinskij, lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz e il pittore René Auberjonois pensarono ad una sorta di teatro ambulante, in cui i mezzi scenografici e musicali fossero ridotti al minimo, con il quale realizzare uno spettacolo che potesse essere trasportato facilmente in varie località, compresi i villaggi.
L'essenzialità che contraddistingue l'Histoire du soldat scaturì, dunque, anche da una motivazione pratica. Tuttavia essa si conciliava perfettamente con le motivazioni poetiche degli autori, che rifuggivano da ogni tipo di grandiosità e di ridondanza. Per via dell'epidemia di una bruttissima influenza, detta spagnola, che fece molte vittime in tutta Europa, le rappresentazioni dello spettacolo si limitarono alla prima, avvenuta a Losanna il 28 settembre 1918, dovendosi annullare le successive repliche.

L'argomento è tratto da un libro di fiabe russe (Antiche fiabe russe curate da A. N. Afanas'ev), anche se il soggetto non è tipicamente russo. Fiabe simili si trovano nelle raccolte dei fratelli Grimm, e la vicenda del soldato che baratta con il diavolo ricorda quella del mito di Faust, che fa un patto con il diavolo, cedendogli l'anima in cambio di poter godere dei beni della terra e di possedere poteri sovraumani.
La storia, non a caso, secondo lo stesso autore Ramuz, può essere ambientata in varie località: "Entre Denge et Denezy" se lo spettacolo è rappresentato in Francia, "Zwischen Chur und Wallenstadt", se messo in scena in Germania, "Fra Belsit' e Pieve al Mar", se, invece, rivolto ad un pubblico italiano.
Anche la musica segue un analogo intento cosmopolita, spaziando in generi musicali tipici di vari Paesi, dal Tango argentino, al Ragtime nordamericano, alle fanfare svizzere, al Pasodoble spagnolo, al Valzer viennese.
Il violino, che rappresenta l'anima del soldato, ha, invece, una impronta musicale da folklore russo.

L'ORGANICO STRUMENTALE
L'organico strumentale è costituito soltanto da 7 elementi: clarinetto, fagotto, cornetta a pistoni, trombone, violino, contrabbasso, batteria. Ogni strumento, a parte la batteria, rappresenta l'estremo acuto o grave delle principali famiglie (legni, ottoni, archi). Agli strumentisti si aggiungono nella versione originale 1 narratore, 2 attori, 1 ballerina.

LA TRAMA
Un soldato se ne sta tornando a casa in licenza, incontra il diavolo (nei panni di un vecchio signore con retino acchiappafarfalle) mentre sta suonando il proprio violino sulla riva di un ruscello e viene convinto a barattarlo con un libro magico in grado di predire il futuro e di procurare denaro e potere. Il soldato dovrà restare con il diavolo tre giorni per insegnargli a suonare il violino. In realtà, senza accorgersene, il soldato non rimane con il diavolo tre giorni, bensì tre anni, e una volta ritornato al proprio villaggio la madre non lo riconosce e la fidanzata si è sposata. Gli ricompare il diavolo (ora nelle vesti di un ricco mercante di bestiame), che lo incita ad usare il libro magico, dal quale otterrà ricchezza e potere, ma non la felicità. Per questo il soldato rimpiange il proprio piccolo e vecchio violino. Ancora una volta riappare il diavolo (vestito da vecchia mezzana) con il violino, ma il soldato si rende conto che non è più in grado di saperlo suonare, si infuria e distrugge il libro, rompendo l'incantesimo.
Il soldato si rimette in cammino e giunge in un regno il cui re ha promesso in sposa la propria figlia a chi riuscirà a guarirla da una misteriosa malattia. Guarda caso, anche il diavolo si trova in questa città, come elegante violinista. Il soldato lo sfida a carte, lo fa ubriacare e riesce così a recuperare il violino. Con esso si reca al capezzale della principessa, suona tre danze che ridanno vita alla malata e la fanno danzare. Ricompare il diavolo, questa volta proprio nelle sue peculiari vesti di diavolo, ma il soldato lo costringe a ballare al suono del violino, fino a che cade esausto. Il soldato e la principessa si sposano, ma sulla loro felicità grava la maledizione del diavolo, che si attuerà nel caso abbandonino il loro regno. Quando la nostalgia e il desiderio della principessa di conoscere la madre e il villaggio dello sposo li condurranno oltre i confini del regno, infatti, per l'ultima e definitiva volta ricompare il diavolo, che al suono del violino trascina con sé il soldato.

Concerto unpuggled per voce e orchestra

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Magenta, 5 maggio 2015 - Serata dedicata alla Canzone d’autore quella in programma sabato 9 maggio al teatro cittadino alle ore 21, con uno spettacolo dal titolo Pensieri e parole “Vedi alla voce: Libertà”, secondo appuntamento del progetto “canzone d’autore” avviato lo scorso anno dall’associazione culturale Totem. Dopo aver scandagliato il tema dell’Amore, con questo nuovo spettacolo il viaggio nel dizionario dei sentimenti ci propone suggestioni sotto forma di parole, immagini e musica su uno dei valori a cui l’uomo anela da sempre: la libertà. La nuova produzione vedrà esibirsi sul palco le giovani voci soliste di Arianna Meda, Federica Mora e Max Fornaroli, con la partecipazione di Manuela Bona. Ad accompagnare i cantanti l’Orchestra Giovanile Totem ed una band di musicisti professionisti (Alessandro Giampieri, Efrem Bonfiglio, Gioele Bonfiglio, Fabio Gangi, Lorenzo di Saverio) dirette dal maestro Daniele Parziani, volto noto del panorama musicale italiano per le sue partecipazioni al festival di Sanremo e amico collaboratore di Totem.

Sulla scena, gli attori Paola Ornati e Lorenzo De Ciechi ci guideranno attraverso riflessioni e pensieri lungo un percorso musicale che partirà dagli anni ’70 per arrivare ad oggi, pescando nel meglio del repertorio internazionale: dagli Eagles a Bob Marley, Dai Dik Dik a Modugno, da Dalla a Sting.
Anche quest’anno la serata ha scopo benefico: il progetto scelto da Totem è promosso dall’Associazione onlus Vigilfuoco Magenta e prevede la raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo mezzo di intervento per la sezione magentina dei Vigili del Fuoco.
L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti.

Per informazioni:
Teatro Lirico tel. 02.97003255
www.totemagenta.org
facebook: Totem La Tribù delle Arti
twitter: TOTEM Magenta

Il Teatro Lirico ospita il quintetto Ludwig

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Magenta 26 aprile – Il primo concerto da camera di questa stagione musicale, in calendario giovedì 30 aprile alle 21, avrà come protagonista il Quintetto Ludwing, giovane formazione d’archi nata in seno al Conservatorio di Milano e composta da due violini, Margherita Miramonti e Lucia Zanoni, una viola, Matteo Torresetti, un violoncello, Fabrizio Scilla, e un contrabbasso, Chiara Molent.

Il gruppo nasce nell’anno accademico 2013/14 quando il conservatorio meneghino indice una audizione per la selezione di un quintetto per la registrazione audio e video dei cinque concerti di Beethoven in collaborazione con la casa discografica Limen Music & Arts.

Gli strumentisti scelti, vincitori di numerosi premi nazionali e internazionali hanno formato, da allora, un quintetto stabile e si sono esibiti in manifestazioni per importanti società e in prestigiose sale da concerto.

Per la performance di giovedì 30 proporranno un programma giocato sul grande genio tedesco e, in particolare, due concerti per pianoforte e orchestra di grande bellezza che avranno come protagonisti al piano il giovanissimo Guido Orsi Coppin, di soli 13 anni, e il giovane e già affermato pianista Francesco Granata. Coppin e Granata sono stati scelti dopo una difficile audizione finalizzata a individuare i cinque pianisti che avrebbero registrato i cinque concerti di Beethoven per piano e quintetto d’archi su un DVD, sempre di Limen Music & Arts.